Azione Cattolica - San Miniato

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14 settembre 2019 - festa per il 60° della casa di Gavinana

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C’è chi insegna / guidando gli altri come cavalli / passo per passo: / forse c’è chi si sente soddisfatto / così guidato. C’è chi insegna lodando / quanto trova di buono e divertendo: / c’è pure chi si sente soddisfatto / essendo incoraggiato. C’è pure chi educa, / senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo, / aperto ad ogni sviluppo / ma cercando d’essere franco all’altro come a sé, / sognando gli altri come ora non sono: / ciascuno cresce solo se sognato.

Non sono distanti queste parole di Danilo Dolci (sociologo, poeta, educatore e attivista della nonviolenza) da quelle del “sogno di mezza estate” che agitava gli animi di Mons. Ciardi e dei responsabili della Gioventù di Azione Cattolica nel 1955, quando di lì a poco si sarebbero vincolati con un voto, deponendo nelle mani della Vergine le loro attività e le loro fatiche fino alla realizzazione di una casa per i giovani della diocesi di San Miniato. Da quel sogno, da quella passione educativa, il pellegrinare delle esperienze dei campi scuola estivi sulla montagna pistoiese fin dal 1949, trovò sosta e pose le fondamenta “sulla strada forestale che da Gavinana porta a Pian dei Termini, dominando tutta la valle che dal Monte Oppio si stende fino alle prime rampe dell’Abetone”. Con queste parole Mons. Ciardi così descriveva il luogo della fondazione della Casa dell’Adolescente, avvenuta il 30 agosto di 60 anni fa, “un sogno e un voto che, grazie a Dio, si sono tradotti in realtà per il bene educativo e formativo della gioventù della diocesi”. Di passione educativa si è parlato sabato 14 settembre a Gavinana, e possiamo dire che questa è la cifra di sessanta anni di impegno dell’AC accanto ai ragazzi, ai giovani e agli adulti. Non c’è solo una geografia dei luoghi, ma potremmo dire – parafrasando le parole dell’assistente nazionale dell’ACR don Marco Ghiazza – c’è soprattutto una geografia del cuore. Un luogo segna indelebilmente l’esperienza quando esso – attraverso le persone incontrate e un’esperienza vivificante – tocca il cuore, ti fa sentire accolto, atteso, valorizzato, amato. Questa per molti l’esperienza di Gavinana, la cui parola – oltre che a delle coordinate che ormai i moderni navigatori collocano poco sopra il 44° parallelo – rimanda ad un luogo di rivelazione, ad un luogo dove da 60 anni sulla terra “si può aprire il cielo” e chi vi sosta può sentirsi a casa, gustando quella gioia che la semplicità e la profondità delle relazioni regalano. Con gioia abbiamo accolto circa 240 persone, i ragazzi, i loro genitori, i giovani, i molti adulti (ex giovani degli ultimi decenni con le loro famiglie e i bambini piccoli), gli anziani, che hanno voluto far festa intorno al vescovo, ai sacerdoti assistenti e ad altri sacerdoti amici, per questo dono grande che il Signore ha concesso alla diocesi di San Miniato. Molte le emozioni ed i ricordi, ma l’invito per tutti è stato quello di non fermarsi alla superficie di tali sentimenti, ma considerare come questa storia lunga sessanta anni sia il frutto di una vera e propria passione educativa, la quale richiede di sempre convertirsi e tornare alla fonte del messaggio cristiano, che ci parla di offerta, di dono, di responsabilità, per una chiamata alla piena maturità dell’uomo nella libertà. Sempre don Marco, nella sua relazione, ci ricordava queste parole cruciali della liturgia eucaristica: “Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane … prese il vino …”. Chi sceglie di educare secondo lo stile del Maestro non sceglie la strada della seduzione, del personalismo, del tornaconto, del consenso, del tutto e subito, del sensazionalismo. Ma ama, ancor prima di porre in essere la sua opera, le persone a lui affidate, riconoscendosi lui per primo bisognoso dell’altro. Ecco che allora accogliendo l’altro, i suoi tempi, la sua storia, si può educare nella libertà e alla libertà, arrivando a sognarlo come ancora non è, ma proprio perché sognato messo nelle condizioni di sviluppare appieno le proprie potenzialità. Con gli strumenti e i mezzi con i quali il Signore ogni giorno sfama la nostra sete di vita e pienezza: il pane (la semplicità, l’essenzialità, la compagnia) e il vino (che rimanda al dono gratuito e alla gioia). È l’esperienza che ha accompagnato molti di coloro che sono tornati a Gavinana sabato scorso per fare memoria di ciò. Accanto a questa memoria grata possiamo mettere un atteggiamento che il Vescovo ha ben sottolineato: la capacità di guardare con occhi nuovi alla realtà. Da Gavinana, da un’esperienza di vicinanza con il Signore e di fraternità con gli altri (potremmo dire, da un’esperienza di Chiesa) si vede meglio anche la nostra vita. Non solo perché Gavinana è posta in alto, ma perché distaccandosi un po’ dalla nostra ordinarietà che spesso può opprimerci o affaticarci, meglio possiamo comprenderla e comprendere noi stessi, per tornare ad essa rinnovati nel cuore e nelle opere.

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Breve cronaca di un compleanno speciale

Per gli amanti della cronaca, un autobus è partito di buon ora per raggiungere i molti che sono saliti a Gavinana con i mezzi propri e dalle 9,30 la Casa, già pronta e agghindata per la festa, si è animata di voci festanti, saluti di persone che da tempo non si incontravano, foto da scattare, gruppi di ragazzi che si alternavano ai giochi. Il saluto del presidente diocesano ha introdotto la relazione di don Marco Ghiazza “La passione educativa dell’AC” alla quale è seguita la Santa Messa presieduta dal Vescovo. Un ottimo pranzo a buffet ha permesso di ritemprarsi al fresco del parco intorno alla casa. Nel pomeriggio è stato proiettato un video di foto e testimonianze

 

e a seguire un momento di festa contraddistinto da una prima fase di canti e testimonianze storiche a partire dalle parole dei Papi e dei principali esponenti dell’AC. Per concludere con un appassionato e divertente mix di canzoni proposto dal gruppo degli educatori e dei giovanissimi, i quali tra l’altro animeranno anche la prossima giornata regionale dell’ACR. Ancora auguri Casa dell’Adolescente di Gavinana e grazie per essere stata per molti il luogo dove abbiamo potuto incontrare il Signore e tanti suoi amici e testimoni.

 

 

17 giugno 2019 - Triduo Corpus Domini

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Laltunedì 17 giugno 2019 - ore 21,30

Nella chiesa di San Domenico in San Miniato l'Azione Cattolica diocesana insieme alla Gioventù Ardente Mariana anima l'adorazione eucaristica nel primo giorno del triduo in preparazione al Corpus Domini.

 

Veglia diocesana Adesioni - San Miniato Basso - 4 dicembre 2018

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Invito alla memoria e coraggio del futuro

L’Azione Cattolica Italiana sta concludendo i festeggiamenti per i suoi 150 anni di storia. Nella diocesi di San Miniato i primi circoli di Azione Cattolica nacquero durante l’episcopato di mons. Carlo Falcini (1908-1928), ma fu soprattutto mons. Ugo Giubbi (1928-1946) il vero artefice dello sviluppo dell’Associazione. La sua storia è proseguita fino ad oggi attraverso tanti uomini e donne che insieme hanno vissuto con intensità la loro vocazione laicale, attraverso l’impegno di coniugare quotidianamente la fede e la vita. Con umiltà accogliamo questa storia, di cui siamo fieri e orgogliosi. Essa è un dono offerto non soltanto a noi, ma anche all’intera Chiesa diocesana. Già Paolo VI nel 1968 esortava così: “La vostra storia è un motore che vi porta” proprio ad indicare la forza propulsiva di un’esperienza che ci sospinge verso il futuro. Con questo spirito un bel gruppo di aderenti e amici si è ritrovato il 4 dicembre scorso presso la parrocchia di San Miniato Basso per un momento di incontro e di preghiera comunitari a pochi giorni dall’annuale festa dell’adesione che si tiene l’8 dicembre. Alla Santa Messa presieduta dal Vescovo e dal collegio assistenti, è seguita una cena fraterna e la veglia per l’adesione, in cui le testimonianze degli ultimi quattro presidenti diocesani hanno fatto da risonanza a brani della Parola di Dio e dell’Evangelii gaudium sull’importanza dell’essere evangelizzatori con Spirito, fondati sulla fede, uniti a Cristo, a servizio del popolo di Dio e di ogni uomo. Centocinquanta anni di vita, ma – alla luce della Parola ascoltata – l’associazione può considerarsi ancora come un germoglio, orientata al futuro, al cammino che ancora c’è da fare. Così il Vescovo esortava i presenti, declinando questa memoria grata del passato come un tensione verso il domani, con tre atteggiamenti particolari. Il primo: accogliere come associazione il dono dello Spirito che ci può abilitare ad avere lo sguardo di Dio sull’uomo. È chiesto all’AC di essere luogo di discernimento, la capacità cioè di vedere con lo sguardo e la sapienza di Dio, con la luce del Vangelo, per orientare i suoi passi e i passi di coloro che si fanno pellegrini sulle strade della fede. Il secondo: se l’Azione Cattolica serve a qualcosa, allora essa serve a costruire la civiltà dell’amore. I laici di AC sono chiamati ad essere presenze che costruiscono la civiltà dell’amore nella società, nella chiesa, nella politica. Ragazzi, giovani e adulti che promuovono scelte che parlano di fraternità, accoglienza, solidarietà. Terzo: non avere timore di essere pochi. Anche laddove fossimo piccoli e poveri, siamo al posto giusto, siamo nel posto che ci consegna il Vangelo, perché solo nella minorità, nella piccolezza è possibile annunciare quello che il Vangelo ci consegna: il dono della vita, il perdersi, il non preoccuparsi di sé. La debolezza e la semplicità parlano del Vangelo. Allora coraggio, Azione Cattolica, alza il tuo sguardo per accogliere ancora il Signore che viene; le tue radici saldamente fondate sulla roccia della Parola e del Magistero della Chiesa, facciano crescere abbondantemente i tuoi rami e le tue foglie, perché diventino riparo per l’uomo assetato di senso e di fraternità; cresca il tuo albero come un polmone salutare per la società e per la Chiesa, produca – senza timore della potatura e del dono totale di sé – i frutti di bene, di pace, di pienezza, per tutti e per ciascuno, nessuno escluso.

  

 

28 maggio 2018 - Triduo Corpus Domini

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Laltunedì 28 maggio 2018 - ore 21,30

Nella chiesa di San Domenico in San Miniato l'Azione Cattolica diocesana insieme alla Gioventù Ardente Mariana anima l'adorazione eucaristica nel primo giorno del triduo in preparazione al Corpus Domini.

 

Veglia diocesana Adesioni - 7 dicembre 2017

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Giovedì 7 dicembre gli iscritti all’AC si sono ritrovati presso la Parrocchia di Capanne per celebrare insieme la veglia dell’Adesione, preludio alla giornata  dell’8 dicembre, tradizionalmente dedicata, in tutta Italia, proprio all’adesione all’Associazione. La veglia è stata preceduta da un incontro del consiglio diocesano con i presidenti parrocchiali. È stato per i presenti un momento intenso di preghiera, di riflessione e di gioia condivise. Mons. Vescovo, presente anche ai lavori del consiglio, ci ha offerto alcune riflessioni che sono per noi e per le nostre realtà parrocchiali dono da condividere e stile da vivere. Commentando le letture proposte per la veglia (con testi di Papa Francesco, Vittorio Bachelet, monsignor Angelo Ciardi) e il brano del Vangelo di Marco al capitolo 12, in cui Gesù commenta l’elemosina della vedova al tempio, il Vescovo ha posto una domanda centrale all’associazione: “Azione Cattolica di San Miniato chi sei?”. Con lo sguardo rivolto alla memoria grata del passato (l’AC ha 150 anni di storia), il Vescovo ci ha sollecitato a guardare con speranza al futuro con tre impegni: l’annuncio, l’ascolto, il servizio. Per l’Associazione ciò significa ridare vita al valore di un laicato che si mette a servizio della Chiesa e del mondo con i propri carismi, facendo propria la visione del Concilio Vaticano II di una chiesa popolo di Dio. L’ascolto di Dio, dell’uomo e del mondo fanno della scelta religiosa dell’AC un percorso non disincarnato, attento a scrutare i segni dei tempi tramite una formazione integrale e continua che porti anche all’impegno personale negli ambiti civili e sociali. Con uno stile, per la Chiesa e per il mondo, di servizio, l’AC offre un modo di stare e camminare nella Chiesa. A volte l’AC non si vede, ma c’è, ed essere pochi le rende più facile anche perdersi nella comunità per diventare lievito. Segno per la nostra Diocesi , dono per la comunità diocesana e per le nostre parrocchie, dando tutto ciò che ha, come la vedova del brano biblico, perché si affida a ciò che riceverà dal Signore e dalla vita. (Antonietta Gronchi)

 
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